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La Casta si taglia la busta paga Meno 1.300 euro per i deputati
Sforbiciata del 10% sull'indennita' aggiuntiva del presidente Fini
Antonella Coppari
ROMA
BISOGNA che tutto cambi perché niente cambi. La celebre affermazione del Gattopardo di Tommasi di Lampedusa potrebbe essere applicata anche alla ‘riduzione' dello stipendio dei parlamentari. Sì, perché con la riforma previdenziale varata ufficialmente ieri che sancisce il passaggio al sistema contributivo, gli onorevoli si sarebbero ritrovati in busta paga 700 euro netti in più a causa del diverso trattamento fiscale. Ecco perchè l'ufficio di presidenza della Camera ha deciso di tagliare 1.300 euro lordi dalla busta paga a partire da febbraio. In questo modo resta fermo lo stipendio attuale (circa 5.000 euro) e i soldi risparmiati verranno accantonati dal Parlamento. Lo stesso farà oggi il Senato: l'obiettivo annunciato? Lanciare un segnale di buona volontà a un'opinione pubblica insofferente verso i partiti. Anche se, in punta di diritto, afferma il questore del Pdl Antonio Mazzocchi, «è una cosa ‘contra legem'».
Tant'è: questo ‘pareggio' viene votato all'unanimità dall'ufficio. Come il taglio - effettivo - del 10% per tutte le indennità aggiuntive percepite (da 1.000 a 4000 euro in più al mese) percepite dai deputati che ricoprono un incarico: si tratta dei componenti dell'ufficio di presidenza, i presidenti vice e segretari di commissioni e giunte. Circa 120 onorevoli (altrettanti i senatori che oggi saranno colpiti) che si vedranno la busta paga decurtata per un risparmio calcolato sui 335.000/400.000 euro l'anno.
SI CONFERMA poi che il rimborso per il portaborse (3.690 euro) resterà forfettario per il 50%, senza bisogno di alcuna pezza giustificativa. «Per l'altro 50% - spiega Buttiglione, vice presidente Udc della Camera - l'onorevole dovrà documentare come spende il denaro o assumendo un collaboratore o pagando convegni o attività politica». Una soluzione transitoria per l'ultimo anno di legislatura: per la prossima, il Parlamento dovrà approvare una legge che stabilirà lo statuto del collaboratore. Metti questo; aggiungi il passaggio al sistema contributivo per i vitalizi («come per tutti i cittadini» chiosa il presidente Fini) e che varrà pure per i dipendenti, contro cui hanno votato i dipietristi («si poteva fare di più») mentre la Lega si è astenuta, innovazione che ha già prodotto una ventina di ricorsi. Risultato: monta il malessere in tutti i gruppi. C'è chi non vuole devolvere più i soldi ai tesorieri dei partiti. E c'è chi punta il dito contro i più privilegiati dei privilegiati: «Fini e i suoi vice si paghino i collaboratori, gli alloggi, e usino taxi e mezzi pubblici», tuona Crosetto (Pdl). Ma Lusetti (Api): «Sono sacrifici in linea con quelli chiesti al Paese».
notizie tratte da La Nazione
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