Silvia Mastrantonio
ROMA
IL CONTAGIO è passato dalla Sicilia al Continente e il «movimento dei forconi» ha messo in ginocchio l'Italia per un giorno intero. Sessanta milioni di euro: tanto è costato il blocco siciliano degli autotrasportatori. I danni accumulati ieri in tutto il Paese non sono ancora quantificabili, ma rischiano di viaggiare sull'ordine dei miliardi. La protesta è scattata nella notte tra domenica e lunedì e promette di proseguire fino a venerdì. Dalla Lombardia alla Puglia e alla Calabria i «bisonti» della strada hanno parcheggiato ai caselli, si sono incolonnati in autostrada, hanno consentito il traffico dei veicoli leggeri ma, inevitabilmente, l'hanno ostacolato se non bloccato.
«VOGLIAMO un futuro» hanno detto i leader della protesta sfuggita di mano ai sindacati tradizionali. E per costruirlo non hanno esitato a mettere al tappeto il Paese già in gravi difficoltà. Si lotta contro il rincaro del gasolio, delle autostrade, dell'Irpef, dei ticket. Ma già da oggi pagheremo tutti gli effetti del malcontento: si teme l'innalzamento dei prezzi di frutta e verdura in tutti i mercati, mentre in alcuni distributori di benzina, per esempio ad Avellino, il costo dei carburanti sembra improvvisamente lievitato. Il Garante sugli scioperi ha già sollecitato il Viminale a intervenire e a valutare se esistano le condizioni per pensare a provvedimenti di precettazione. Roberto Alesse ha parlato chiaro: «Sarà aperto un procedimento per valutare le sanzioni da irrorare a chiunque stia violando la legge e danneggiando i cittadini».
La lista dei danni è lunga e comprende i mugnai come gli stabilimenti Fiat bloccati - Melfi, Cassino, Pomigliano, Sevel e Mirafiori salteranno il primo turno di oggi - e la raffineria Eni di Taranto dove sono stati interdetti gli accessi. Paralisi anche per la pesca. I pescatori, come gli autotrasportatori, lamentano l'aumento del costo dei carburanti e le normative europee. Da Viareggio a San Benedetto del Tronto, da Fiumicino a Genova, Civitanova Marche e Senigallia, come a Civitavecchia o a Porto Santo Stefano, barche in porto e molte proteste. Al loro fianco, gli autotrasportatori che hanno paralizzato i traghetti nel porto di Genova e impedito la partenza di quelli per Olbia da Marina di Carrara.
LA CIRCOLAZIONE è stata monitorata, per l'intera giornata, dall'unità di crisi del Viminale e ha avuto i punti di maggiore criticità in Piemonte e Lombardia, in Emilia Romagna e in Campania. Le situazioni peggiori su A21, A4 e A30. Molti disagi su A14 e A1 a Valdichiana. Ma anche nel Lazio la protesta si è sentita con rallentamenti sull'autostrada Roma-Napoli e con manifestazioni su Pontina e Appia guidate dall'ex generale dei carabinieri Pappalardo. Il movimento, diviso in più anime che si sono scisse dopo la fine dei blocchi in Sicilia, ha intenzione di andare avanti fino a venerdì nonostante le prese di distanza dei sindacati di categoria come, ad esempio, Cna Fita, Filt Cgil e Unatras. Quest'ultima sigla ha definito le iniziative «inutili e strumentali» perché il governo ha già risposto e il ministro delle Infrastrutture Passera ha preso impegni precisi a sostegno delle aziende, per la disciplina sui costi per la sicurezza e per i rimborsi trimestrali delle accise del gasolio. Capitoli presenti nel decreto approvato venerdì. Immediata la replica di Trasportounito, promotore del blocco, con Maurizio Longo: «La gente comune ha capito le nostre ragioni mentre il governo è assente».
notizie tratte da La Nazione