Silvia Mastrantonio
ROMA
IL «DOPO» la tragedia del Giglio parla la lingua dei danni: per i feriti, per i bagagli e i beni persi, per lo stress subito. Oltre che per le vittime e per le famiglie che ancora attendono risposte dai sub impegnati nelle ricerche.
La tragedia del Giglio ha molte facce: quelle dei passeggeri spaventati; dei familiari dei dispersi; dei futuri viaggiatori impauriti che vorrebbero annullare il viaggio; quelli dei tour operator che fanno muro per confermare le prenotazioni e vedono un domani denso di nubi per un settore che, invece, andava alla grande con i suoi 5,4 miliardi di euro l'anno solo per l'Italia. La crociera come vacanza possibile. Prima. Non c'è da essere esperti per capire quello che l'amministratore delegato di Costa ha anticipato: si prevede una flessione perché il tema sicurezza è il più caro alle famiglie che rappresentano ormai l'asse portante del business.
Ieri, nella sede di Confindustria a Roma, si sono riuniti tour operator e associazioni dei consumatori. Per decidere di creare una task force che si occupi del settore in senso allargato e della tragedia del Giglio nell'immediato.
RISARCIMENTI. La prima cosa da sapere è che ci sono dieci giorni di tempo, tanto prevede il Codice del consumo. Prima possibile occorre inviare una raccomandata a Costa Crociere per chiedere i danni. In un secondo momento si potrà aggiungere la certificazione che provi l'entità del nocumento subito. La richiesta, però, per essere valida deve arrivare entro dieci giorni. I giuristi non hanno dubbi: le liquidazioni dei danni spettano a Costa. I singoli non possono rivolgersi direttamente alle società di assicurazione.
Per quanto riguarda le vittime la liquidazione non può superare, da contratto, i 500mila euro. Per i feriti gli indennizzi vanno fissati caso per caso.
I BAGAGLI. Anche qui c'è un tetto: 20mila euro ma occorre dimostrare quali oggetti preziosi si detenevano in cabina. Con una postilla: gioielli e altro di valore ingente dovevano essere dichiarati al momento dell'imbarco. Secondo alcuni esperti il valore delle cose che i naufraghi avevano in cabina viene valutato e risarcito con 6,19 euro ogni chilo. A prescindere. Esiste la possibilità di avere ristoro economico anche per la vacanza rovinata, anche questo previsto dal Codice del turismo. A decidere dovrà essere un giudice. È possibile anche che Costa proponga una soluzione transattiva anche per motivi commerciali.
DISDETTE. Per le organizzazioni dei consumatori ci sono i presupposti giuridici per recuperare il denaro versato per l'anticipo da parte di chi non vuole più partire per mare. La motivazione è valida: la paura. Inoltre le sigle ritengono «illegittima» la sostituzione dei soldi con buoni per il medesimo tipo di vacanza spostata nel tempo.
notizie tratte da La Nazione