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La Concordia finira' rottamata, sara' come spostare una montagna

L'esperto Piero Neri: un recupero lungo, sporco e difficile

Antonio Fulvi 
IL RELITTO è immenso, centodiecimila tonnellate di stazza. Ed è immenso, o meglio colossale, il compito che è stato affidato a due società di recuperi marittimi, l'olandese Smit&Salvage e la livornese Neri, per eliminare il relitto al più presto possibile. Da ieri i tecnici delle due società sono al lavoro: e se non hanno le mani nei capelli, poco ci manca. Dice Piero Neri, titolare della società livornese omonima, che pure ha centinaia di salvataggi e di recuperi di relitti al suo attivo: «Dovremo studiare un intervento del tutto nuovo; o meglio, una serie di interventi perchè nessuno s'illude di poter far presto con un gigante di questa fatta».

FINO A IERI l'arma vincente dei Neri è stato un super-pontone, l'‘Italia', capace di sollevare fino a 1.000 tonnellate alla volta. Ma in questo caso 1.000 tonnellate sono una briciola. Tagliare a pezzi il relitto? «Non escludiamo niente al momento - taglia corto Neri, che è notoriamente di poche parole- ma non sembra una strada facile da percorrere». Perchè ci vorrebbero mesi, perchè sarebbe in ogni caso un lavoro difficile; e specialmente perchè, a quanto pare, il relitto non è stabilizzato: è appoggiato su un fondale che degrada lentamente verso i 100 metri e se durante le operazioni di recupero (o anche prima) scivolasse più in basso le operazioni diventerebbero ancora più complesse, o addirittura impossibili.

DI GRANDI, giganteschi relitti impossibili da recuperare, in profondità i nostri mari sono ricchi. «Un lavoro lungo, difficile e sporco» ha sintetizzato in chiusura della conversazione Piero Neri. Perchè la tecnica consolidata e collaudata in questi casi è molto difficile da applicare. In genere si interviene sigillando la falla (o le falle) e le altre aperture dello scafo, saldandovi piastre di metallo o colando speciali cementi o resine, e quindi si pompa dentro aria a pressione fino a quando la stessa aria non espelle l'acqua e riporta il relitto in affioramento. Ci si può aiutare con palloni subacquei agganciati alle strutture e quindi gonfiati anch'essi ad aria compressa. Qualche volta si è anche ricorsi, a profondità ridotte, all'inserimento di speciali palloni pieni di palline da tennis o comunque di elementi galleggianti. Tutti questi sistemi tuttavia non sono compatibili con la mole della ‘Costa Concordia'. Per di più la nave da crociera, a differenza dei normali scafi commerciali, ha centinaia e centinaia di aperture (terrazzini delle suites e delle cabine, vetrate panoramiche, garages a murata, eccetera) che sarebbe quasi impossibile sigillare totalmente. Per cui il sistema di pompar dentro aria probabilmente non funzionerebbe.

IN ATTESA di elaborare una strategia, che dovrà essere anche sottoposta alle autorità marittime e ovviamente alla Costa Crociere e ai suoi assicuratori, Smit e Neri si stanno dedicando in via prioritaria a intervenire con appositi ‘rescue vessel' due bettoline per svuotare i serbatoi della nave dal carburante. Al momento i serbatoi -sia quelli della nafta dei motori, sia quelli dei generatori e dei vari servizi ausiliari - hanno tenuto e non ci sono state perdite. Sarà anche questa un'operazione delicata, che comincerà da subito. Per domani la piccola flotta dedicata sarà sul posto e cercherà di avviare il pompaggio, contando anche su una finestra meteo favorevole. Per poco; ma anche in mare si lavora sperando.
notizie tratte da La Nazione

 

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