La Scala di Milano ieri sera si e' trasformata nel centro della politica italiana con seduti nel palco reale uno accanto all'altro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio Mario Monti a vedere la prima del Don Giovanni che inaugura la stagione lirica. E' dal 2006 che un premier non assiste all'inaugurazione della stagione e allora, quando venne Romano Prodi, era il Capo dello Stato a mancare. Una presenza ''simbolica'' secondo il sovrintendente Stephane Lissner perche' ''forse da questo luogo puo' ripartire l'Italia''. D'altronde gia' nel dopoguerra la riapertura della Scala dopo i bombardamenti e' stato un simbolo dell'Italia che rinasceva. Qualcuno fuori dal teatro ha protestato, un uovo ha raggiunto la macchina di Monti, da una limousine sono scese alcune persone che hanno srotolato uno striscione con scritto: 'Cambia l'orchestra ma la musica e' la stessa. I nostri sacrifici mantengono i vostri lussi'. Ma la gente in piazza non ha preoccupato piu' di tanto il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri. ''Il momento e' difficile - ha ammesso - ma penso che il Paese stia reagendo bene''. Una delle parole chiave e' sobrieta'. ''E' un elemento importante in tante cose - ha spiegato il ministro - E' un momento per il Paese in cui dobbiamo essere tutti sobri, rispettosi e attenti''. Insomma, per il governo c'e' da seguire il 'Monti-style' ben diverso da quello del libertino Don Giovanni. Uno stile sobrio, che alla Scala ha portato tre ministri: quello dello Sviluppo economico Corrado Passera, che fa parte del Cda del teatro, Anna Maria Cancellieri, per cui il ritorno a Milano e' stato un ''piacerissimo'' e Lorenzo Ornaghi, il ministro dei Beni culturali, figura che alla prima della Scala mancava da due anni. All'insegna dello stile Monti, Napolitano, lo stesso premier, Passera, Ornaghi, hanno approfittato dell'intervallo per salutare gli artisti e i lavoratori in un breve incontro. Ad accompagnarli nei camerini e' stato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Anche per lui la prima di questa sera e' stata un 'debutto', come per Monti, che e' un habitue' del teatro con la moglie Elsa, ma non e' mai venuto come presidente del Consiglio. Pisapia ha voluto una prima lontana dal glamour e vicina alla gente, tanto che i 110 biglietti a disposizione del Comune non sono andati a politici e vip ma sono stati venduti, per usare i 200mila euro di incasso a favore delle popolazioni liguri alluvionate e a un progetto per la citta'. ''La prima della Scala ha tanti significati - ha sottolineato il presidente della Regione Roberto Formigoni - e' la festa di Milano e la promozione di un bene culturale e anche economico'', ovvero La Scala che per il settimo anno consecutivo ha raggiunto il pareggio di bilancio, ma che si prepara a momenti difficili con la crisi che ha tagliato fondi agli enti locali e anche ai privati. Fra pochi giorni il teatro mandera' al governo la richiesta di autonomia. Forse anche per questo Passera ha dato rassicurazioni sul futuro della Scala: ''siamo tranquilli'' ha detto, in una delle poche dichiarazioni che i ministri hanno rilasciato in serata, sempre aderendo allo stile Monti. Lissner, parlando con i lavoratori del teatro nel retropalco, ha detto che stasera il Capo dello Stato, Monti e Ornaghi ''hanno fatto capire che per loro la cultura e' necessaria e che per la cultura c'e' un futuro''. ''La cultura - ha confermato Napolitano all'uscita - serve sempre''.di Francesco Brancati
Grande successo per il Don Giovanni di Mozart che questa sera ha inaugurato la stagione d'opera della Scala. Il pubblico ha applaudito con entusiasmo per oltre 11 minuti lo spettacolo firmato da Robert Carsen con la direzione di Daniel Barenboim. Applausi senza riserve a Peter Mattei, un Don Giovanni mattatore sulla scena, a Barbara Frittoli, indulgente Donna Elvira, al gallese Bryn Terfel, un Leporello da Commedia dell'arte, ad Anna Netrebko, tormentata Donna Anna e a Giuseppe Filianoti, il suo fidanzato Don Ottavio. Un'ovazione, col pubblico in piedi ha accolto l'orchestra, il suo direttore e l'artefice della rivoluzionaria regia. Ma per Barenboim e Carsen anche qualche isolata disapprovazione. Lo spettacolo era del resto cominciato con gli applausi piu' calorosi, per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che con il presidente del Consiglio Mario Monti ha occupato il palco reale, insieme a Formigoni e Pisapia. A fare breccia nel pubblico della prima scaligera e' stata la lettura inedita che dell'opera ha dato Carsen, che con una messa in scena minimalista (realizzata da Michael Levine), ha descritto un Don Giovanni diverso: libertino si', ma senza il significato negativo del termine. Un Don Giovanni 'pura energia'. E Peter Mattei ha rappresentato questo tombeur de femme smaliziato, cinico, irridente, l'eterna sigaretta penzolante dalle labbra. ''Schiavo solo - dice Barenboim - della volonta' di sedurre''. E gli slanci d'amore dei protagonisti sono stati anche abbastanza espliciti sulla scena. Carsen pensa che Don Giovanni non sia l'eroe del male, il grande peccatore, in ogni caso non puo' essere il solo colpevole da far precipitare 'agli inferi'. E dopo il concertato finale, con la morale cantata dagli altri protagonisti, il colpo di scena: lui riappare, sul fondo del palcoscenico, l'aria beffarda di sempre, la sigaretta in bocca, e guarda precipitare 'agli inferi' i suoi accusatori. ''Non hanno forse anche gli altri - pensa il regista - la loro responsabilita'? Non sono anche le donne un po' libertine?'': Donna Anna, promessa a Don Ottavio, senza riconoscerlo lo accoglie nel suo letto (non si sa quanto consenziente); Donna Elvira, sedotta e abbandonata cerca di riprenderselo; Zerlina (Anna Prohaska), prima di convolare a nozze con Masetto (Stefan Kocan) ne accetta lusingata la corte (...vorrei e non vorrei...). Per raccontare questa idea che ha di Don Giovanni, il regista canadese utilizza le armi del teatro e della fantasia: prima ancora dell' ouverture, precipita di colpo il sipario di velluto rosso, mentre uno specchio grande quanto il boccascena, riproduce la sala del Piermarini anche al di la' del palcoscenico, che resta centro dell'azione. Quando lo specchio viene ritirato, la scena resta nuda: un grande pannello ruota su se stesso e materializza solo il grande letto della stanza di Donna Anna, dove in breve avviene l'unica tragedia del 'Dramma giocoso in due atti', l'uccisione del Commendatore (Kwangchul Youn). Ma la scena resta spoglia: nel grande spazio del palcoscenico, l'abitazione di Don Giovanni e' rappresentata da una spalliera su rotelle su cui sono le grucce coi suoi abiti (di Brigitte Reiffenstuel), eleganti abiti moderni come quelli dei coprotagonisti, salvo le settecentesche marsine rosse utilizzate nella festa incastonata in una scena tradizionale. Proprio questa scena e' realizzata col teatro nel teatro: Don Giovanni non vi partecipa ma vi assiste, dal proscenio, seduto in piacevole compagnia della servetta di Donna Elvira che quando si alza lascia cadere il suo grembiulino nero ed esce completamente nuda dalla scena. Ma i 'coup de theatre' non finiscono qui: all'inizio del secondo atto Don Giovanni e Leporello entrano attraversando la platea; prima della grande cena la statua del Commendatore appare a Don Giovanni e all'atterrito Leporello addirittura dal palco reale. E' il regista che si diverte a raccontare una vicenda senza tempo nella sua contemporaneita', che trascende il momento storico in cui e' stata concepita (1787). Proprio perche' ''Don Giovanni e' un mito - come dice Barenboim - che esiste dappertutto: ognuno di noi lo e' o avrebbe voluto esserlo in certe occasioni''.
Bianca Maria Manfredi, Ansa
(notizia tratta da www.saturnonotizie.it)