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Accordo Pdl-Pd-Udc sulle riforme: entro il 2013 nuova legge elettorale

Incontro Bersani-Alfano-Casini: intesa su più poteri al premier e il diritto di nominare e revocare i ministri, riduzione parlamentari

Le riforme escono dalla fase preliminare e si avvicinano ai nastri di partenza. Il percorso, dopo l'incontro di oggi alla Camera tra i leader Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pier Ferdinando Casini, sembra avviato sul tracciato giusto. I presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, si mostrano ottimisti: stavolta ce la possiamo fare è il messaggio.
La svolta si ha in mattinata a Montecitorio, quando si viene a sapere che i big si trovano d'accordo su alcuni segnali importanti: a cominciare dalla riduzione del numero dei parlamnentari e dall'avvio del superamento del bicameralismo perfetto. La nuova legge elettorale, altra priorità, verrà subito dopo. «Con Alfano e Bersani -annuncia Casini- abbiamo raggiunto un'intesa sulle riforme costituzionali che, a partire dalla riduzione del numero dei parlamentari, apra una fase di autoriforma della politica.
Vogliamo passare dalle parole ai fatti». Il riscontro viene subito poco dopo dal segretario Pdl: «Pensiamo di potercela fare entro la legislatura» afferma Angelino Alfano, riferendosi sia a entrambe le riforme. «Procederemo -spiega- con una priorità, che è quella della riforma delle istituzioni, che contempla la diminuzione del numero dei parlamentari. È chiaro che, dovendo e volendo diminuire i parlamentari, la legge elettorale la faremo subito dopo». A stretto giro, conferma il leader democratico: «Ora bisogna far prendere bene il ritmo alle riforme in Parlamento» dice Bersani, che tuttavia non cita la legge elettorale. Trattandosi di regole di sistema, le forze di maggioranza sembrano comunque intenzionate e coinvolgere per quanto possibile anche le opposizioni di Lega e Idv.
Qualche complicazione c'è, se la presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro avverte: «È importante che stamattina ci sia stato l'incontro tra i segretari di Pd, Pdl e Udc sul tema delle riforme», ma «l'obiettivo primario deve essere quello della cancellazione del Porcellum e del varo di una nuova legge elettorale». Sul fronte opposto, il suo omologo Pdl, Maurizio Gasparri: «Per le riforme si segue un cammino logico come aveva auspicato il Pdl trovando condivisioni sul percorso. Si parte dalla Costituzione, per un cambiamento reale che preceda l'esame della legge elettorale. La governabilità delle istituzioni è un obiettivo primario ed è il primo modo per dare un senso reale al voto del cittadino».

Ma è ancora il segretario del Pd a sottolineare che l'importante è lo 'start' iniziale: «Noi ci prendiamo la responsabilità di innescare i processi di riforma» afferma Bersani, intervenendo ad un seminario nella sede del Pd. Ciò non vuol dire che destra e sinistra siano la stessa cosa: «Le divisoni -sottolinea- ci sono, ma sui temi istituzionali cerchiamo di cominciare a mettere dei paletti per la discusione parlamentare. Ci auguriamo anche sulla riforma elettorale».

Da un lato permane la cautela del democratico Marco Follini, «Raggiunto l'accordo A+B+C su riforme e legge elettorale? Un forte auspicio è d'obbligo. Un pò di scetticismo pure», twitta. Però il vice presidente del Senato Vannino Chiti saluta l'incontro come positivo: «Un primo accordo raggiunto da Bersani, Casini e Alfano dimostra che finalmente sulle riforme si fa sul serio. L'intesa tra i partiti è necessaria, ma dopo l'azione riformatrice deve essere riportata nella sede propria che è quella del Parlamento».

«Insomma, è necessario -spiega Chiti- che i contenuti dell'accordo vengano messi per iscritto in una mozione di indirizzo, da approvare sia al Senato che alla Camera «. Dal numero uno di palazzo Madama, nel frattempo, arriva un forte impulso a procedere: »I tempi sono ristretti -afferma Renato Schifani- ma con un pò di buona volontà e se c'è condivisione politica, ce la possiamo fare. Stamattina c'è stata una forte accelerazione, che occorrerà trasformare in Parlamento».

«Spero di non peccare di ottimismo affermando che ci sono segnali positivi -ragiona il presidente della Camera, Gianfranco Fini- il confronto tra le forze politiche -sottolinea- si è avviato dopo una lunga fase di assoluta incomunicabilità; si stanno registrando delle importanti convergenze sia per la riduzione del numero dei parlamentari, sia per un diverso assetto del nostro sistema bicamerale; e necessariamente si dovrà dar corso anche ad un riforma della legge elettorale. Manca un anno e qualche settimana al termine della legislatura, i tempi ci sono se c'è la volontà politica di procedere nel senso che è stato indicato dai primi incontri.

Resta l'incongnita delle opposizioni. Da un lato, Alfano, nella sua dichiarazione alle televisioni, spiega che «il tema delle riforme istituzionali è il tema che riguarda il fatto di disegnare le regole e nel disegnarle si può condividere una strada, anche un obiettivo tra partiti che, sulle tematiche squisitamente di governo, magari la pensano diversamente». Un chiaro messaggio al Carroccio, in particolare. Però, nel frattempo, la risposa viene in primo luogo dal capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donado, secondo il quale le riforme istituzionali «possono dare un grande contributo al rilancio politico, economico, sociale e culturale dell'Italia». E aggiunge: «La nostra proposta parte dall'immediata riduzione del numero dei parlamentari, dal superamento del bicameralismo perfetto, dall'introduzione della sfiducia costruttiva e del potere, per il presidente del Consiglio, di nomina e revoca dei ministri». E fin qui non si vedono enormi differenze rispetto alle soluizioni prospettate nel confronto sviluppatosi fino a oggi.

«Riteniamo questi punti -spiega- assieme all'abrogazione della legge truffa Porcellum, fondamentali per un nuovo assetto istituzionale, più moderno e adatto alle esigenze del Paese». Per i dipietristi, comunque, «i criteri guida dovranno essere la riduzione dei costi e dei privilegi della politica, nuovi elementi di trasparenza per restituire ai cittadini la fiducia nelle istituzioni, compromessa da una stagione di degrado. Abbiamo le nostre proposte e ci auguriamo -conclude Donadi- che i prossimi mesi segnino l'avvio di una nuova stagione politica». La Stampa

 


(notizia tratta da www.saturnonotizie.it)
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