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Notizie Nazionali - Economia (17/02/2012)

Ici e Chiesa, assist dell'Europa E Monti chiude la partita

Il tema aleggia sulla cerimonia per il Concordato. Ma non se ne parla

Iacopo Scaramuzzi 
ROMA
IL ‘DAY AFTER' è tranquillo. Mario Monti, da Strasburgo, l'altroieri aveva annunciato un giro di vite all'esenzione dell'Ici per gli immobili della Chiesa. E ieri, come ogni anno, si è svolto il ricevimento per l'anniversario dei Patti lateranensi, tradizionale appuntamento per un summit ai massimi livelli tra Governo, Vaticano e vescovi, e per fare il punto per i rapporti tra Stato e Chiesa. Ma a palazzo Borromeo, sede dell'ambasciata italiana presso la Santa Sede, è andato in scena un incontro cordiale, denso di sorrisi e battute. E, soprattutto, almeno ufficialmente di Ici non s'è parlato.

DA BRUXELLES, la mattina, era arrivato l'elogio a Monti. Un portavoce della Commissione europea ha giudicato la mossa del premier sull'Ici un ‘progresso rilevante'. E' noto, infatti, che Monti - un ex commissario europeo - ha dovuto accelerare su questo capitolo un po' indigesto per la Chiesa proprio a causa dell'Europa. La commissione ha aperto infatti una procedura di infrazione e rischia di bocciare l'Italia a maggio per aiuti di Stato illegittimi dati alla Chiesa e alle altre organizzazioni no profit sotto forma di esenzione dall'imposta immobiliare. Con l'annuncio di ieri questo pericolo è sventato. Vaticano e Cei, da parte loro, hanno capito da tempo che, in un frangente di crisi economica, anche alla Chiesa tocca fare qualche sacrificio. Per questo, seppur a malincuore, hanno aperto alla modifica dell'Ici. Ma il cardinale Bagnasco ha precisato più volte che non c'è un negoziato col Governo italiano e che le modifiche decise dall'esecutivo saranno accolte con senso di «responsabilità» dai vescovi italiani. Al ricevimento di ieri, perciò, di Ici non si è parlato anche se l'argomento certo aleggiava nell'aria. «La posizione di Monti è inappuntabile», ha detto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. Il presidente del Senato Renato Schifani, da parte sua, ha affermato che «la scelta del governo risolve un problema che si trascinava da anni».

MA PER GOVERNO e Chiesa, quanto c'era da dire è già stato detto. Altre discussioni ci potranno essere, semmai, quando l'emendamento di modifica preannunciato da Monti arriverà in Parlamento. Nei saloni del Palazzo Borromeo, intanto, il premier, accompagnato da una folta delegazione di dieci ministri e raggiunto, poi, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dai presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani, ha discusso con il cardinale Bagnasco, il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e i vertici di Cei e Vaticano di molti altri argomenti: la crisi economica, la disoccupazione, il ritrovato ruolo dell'Italia in Europa, la scuola, e poi ancora il Medio Oriente, la Siria, il Libano, aree di interesse tanto per l'Italia che per il Vaticano. L'atmosfera è cordiale, i vertici della Chiesa stimano Monti e lui - un ex allievo dei gesuiti - rispetta la Chiesa. Fuori dall'ambasciata i radicali inscenano una protesta. Giunge l'eco di qualche inno - «Dieci, cento, mille Porte Pie» - un cardinale sorvola («Sì, entrando mi è sembrato di sentire delle voci, ma non ho prestato molta attenzione...»). Un altro porporato ricorda sornione: «Mio bisnonno era bersagliere a Porta Pia». Un terzo cardinale si lascia andare ad una battuta coi suoi interlocutori: «Ma non è che arriva pure Celentano?». Tutti ridono. Poi le strette di mano e i saluti cordiali. Senza parlare di Ici.
notizie tratte da La Nazione

 

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