Antonella Coppari
ROMA
FORNERO scopre le carte sulla riforma del mercato del lavoro. Presenta alle parti sociali un piano in cinque punti (flessibilità, tipologie contrattuali, apprendistato e formazione, ammortizzatori sociali e servizi all'impiego: questi ultimi due unificati al termine dell'incontro) tra i quali - a sorpresa - emerge la cancellazione di fatto della cassa straordinaria, sostituita da altre forme di indennità risarcitoria che non prevedono la conservazione del rapporto tra imprese e lavoratori. Monti assicura che non si procederà per decreto con grande sollievo del Pd (e dispetto del Pdl che minaccia ritorsioni poichè vuole bilanciare il provvedimento sulle liberalizzazioni) ma che i tempi del disegno di legge non saranno lunghi: «Lo riforme sono urgenti e necessarie, l'Europa ci guarda».
PRECISA il ministro del Welfare: «Bisognerà chiudere in 3/4 settimane». E Catricalà (sottosegretario alla presidenza) specifica: «Si chiederà una corsia preferenziale: così è possibile approvare un ddl in 6 giorni». Ma non sarà facile trovare un accordo con i sindacati che fanno muro e sul ‘no' alla stretta sulla cassa integrazione incontrano la sponda degli industriali. Cgil, Cisl, Uil, Ugl sono disponibili a ragionare di ammortizzatori sociali ma, insieme a «risorse certe» esigono che resti «la cassa integrazione sia ordinaria sia straordinaria per tutte le imprese». E l'indennità di disoccupazione.
A rafforzare la convinzione dei presenti di non mollare, un'affermazione del ministro Passera, presente all'incontro con Profumo, Catricalà e Martone: «Sarà un 2012 drammatico, di recessione». Si mostra ottimista la Fornero: «Siamo partiti con il piede giusto. Infatti abbiamo dialogato per quattro ore». Ma i sindacati non giudicano l'esordio brillantissimo ancorchè Monti assicuri: «Si va avanti». E proprio il premier, prima di partire per Bruxelles, prova a svelenire il clima tenendo a battesimo il tavolo e sorprendendo le otto delegazioni di imprese e sindacati riunite Palazzo Chigi con un giro di strette di mano. «Servono soluzioni strutturali», ammette.
PRESTO PERÒ cala il gelo: «Sconcerto e imbarazzo» suscita la lettura delle «linee guida» della riforma da parte della Fornero. Si teme che il governo punti a soluzioni precostituite: «Niente colpi di mano come sulle pensioni», avverte Bonanni. Altrettanto inopportuna pare la proposta di avviare un «confronto informatico» con scambi di mail: «Preferiremmo un negoziato più classico», ironizza Camusso. Bocciato il metodo, emergono presto distanze sul merito: cassa integrazione rivista e limitata nel tempo (si punta sostanzialmente sulla Cig ordinaria) ma anche indennità risarcitorie dopo il licenziamento, e ancora lavoro flessibile più costoso e sgravi contributivi per la trasformazione dei contratti precari in lavoro a tempo indeterminato nonchè un contratto ‘calibrato' sul ciclo dei vita delle persone sono alcuni tasselli del documento che - malgrado la promessa iniziale della Fornero - non viene consegnato alle parti sociali. Gli interventi pungenti di Camusso, Bonanni e Angeletti che avverte: «con questo metodo si rischia un disastro» la convincono a ripensarci. Un testo corretto,dicono al Ministero, arriverà a sindacati e imprese la prossima settimana, probabilemente già lunedì. Ma per Cgil, Cisl e Uil (che faranno il punto prima con le imprese) il discorso è chiuso: «Le linee guida non sono condivise», taglia corto Camusso. La trattativa va avanti (un nuovo incontro ci sarà la prossima settimana, poi si apriranno 4 tavoli) perché non si parla più ufficialmente dell'abolizione dell'articolo 18, che per resta il convitato di pietra, connesso al tema della riforma dei contratti come conferma Emma Marcegaglia: «Si è parlato di flessibilità e quindi sia di flessibilità in entrata che in uscita».
notizie tratte da La Nazione