Roma, 9 gennaio 2012 - "Devono saltare i colli di bottiglia". Con questa frase il premier Mario Monti ha fatto venire i brividi a oltre due milioni di liberi professionisti italiani. Il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha sparso sale sulla ferita annunciando che, a botta di uno o due decreti al mese, si correrà veloci sulla strada delle liberalizzazioni. A stretto giro di posta (forse già dal prossimo Consiglio dei ministri) si comincerà con gas, energia elettrica, trasporti, ordini professionali, taxi, farmacie.
In pratica, è la lista preparata dall'autorità garante per la concorrenza (Antitrust) il cui ex presidente, Catricalà, è diventato il braccio destro del Monti a Palazzo Chigi. Il commercio ha già avuto la sua dose di medicina con la liberalizzazione degli orari di apertura. A questo punto per i professionisti è suonato l'allarme. Si va dalle grandi società che difendono l'orticello della rendita in settori come gas, energia, trasporti, a tutte le municipalizzate, agli ordini professionali. In Italia gli Ordini professionali sono 28 (dai medici, agli ingegneri, agli avvocati, ai giornalisti, fino ai notai) e mettono insieme oltre due milioni di iscritti. Il ministro Passera ha spiegato che la decisione di procedere con determinazione sulla strada delle liberalizzazioni è dettata dalla voglia di spingere la crescita e "di favorire i consumatori". Guarda caso è esattamente la stessa motivazione che in passato è stata sbandierata per la creazione degli Ordini. Si sosteneva che l'Ordine professionale, controllando l'attività degli iscritti, avrebbe svolto il compito di difendere i cittadini-consumatori "dal potere della conoscenza del professionista". Quindi, gli ordini sono nati con l'alibi di difendere i cittadini, con il tempo, però, è accaduto fin troppo spesso che abbiano finito con il proteggere soprattutto la propria struttura di potere e gli iscritti. Una prova indiretta è come si sia tramandata, con regole dal sapore ereditario, l'iscrizione all'ordine. Ad esempio, il 44% degli architetti è figlio di architetti, il 41% dei farmacisti è erede di farmacisti, il 37% dei medici è figlio di un medico.
In attesa di vedere come il governo procederà, si sa che i nodi da affrontare sono soprattutto sei: a) le regole di accesso alle professioni; b) la possibilità degli iscritti di farsi pubblicità; c) la possibilità di creare società in cui partecipino anche non professionisti; d) il regime delle esclusive; e) l'abolizione delle tariffe minime; f) il sistema delle sanzioni disciplinari per gli iscritti. Ad agosto il governo Berlusconi è riuscito a fare passare un decreto (approvato a settembre) che dava 12 mesi di tempo agli ordini per adeguarsi su tutti i punti precedenti. Ora Monti vuole accelerare. "E' probabile che il governo - sostiene adesso il presidente dei commercialisti Claudio Siciliotti - voglia fare capire che è il momento di spazzare via tutti i privilegi. Resta il fatto che molte norme ci sono già e, di fatto, si ripetono solo le stesse cose. In ogni caso noi siamo pronti e abbiamo già mandato al ministero le nostre proposte di modifica".
di Nuccio Natoli
notizie tratte da La Nazione