LA MANOVRA va, ma trova subito due ostacoli. Il Tar del Lazio blocca gli aumenti dei pedaggi autostradali e da Bruxelles arriva una sconfessione per la sospensione del pagamento delle multe sulle quote latte. La Camera, presente Silvio Berlusconi, ha approvato lo stesso testo del Senato con 321 sì, 270 no e quattro astenuti.
La manovra da 25 miliardi, quindi, è diventata legge. Nelle dichiarazioni finali di voto la maggioranza ha ribadito che l'intervento è «necessario per evitare all'Italia di trovarsi nella stessa situazione della Grecia». Le opposizioni hanno replicato che «la manovra non risolve i problemi, che è iniqua e presto sarà necessario un nuovo intervento doloroso».
Essendo rimasto lo stesso testo del Senato gli aspetti più salienti sono quelli che si conoscevano: tagli agli enti locali (Regioni, province e comuni), ai ministeri e ai costi della politica, blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici e riduzione per quelli dei manager, riforma delle pensioni, lotta all'evasione fiscale, sanatoria per le case fantasma, ecc. Nel provvedimento ci sono anche gli aumenti per i pedaggi autostradali e l'istituzione di nuovi tratti a pagamento (ad esempio, il raccordo di Roma) e la sospensione del pagamento delle multe per le quote latte. Gli ultimi due punti, però, sono subito finiti contro il muro. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dalle province di Roma, Rieti e Pescara, da 41 comuni e dalle associazioni dei consumatori contro gli aumenti dei pedaggi autostradali scattati il primo luglio.
IL VICEMINISTRO ai Trasporti Castelli ha definito la sentenza del Tar «una prova del caos che regna in un paese in cui chiunque può bloccare le decisioni del governo». Di parere diverso il governatore del Lazio Polverini («E' una vittoria dei pendolari») e del sindaco di Roma, Alemanno («E' un segnale importante»). L'altra bacchettata alla manovra è arrivata da Bruxelles. La Commissione europea è «insoddisfatta» della norma che sospende le multe sulle quote latte, perché «va contro le regole Ue e la cosa è inaccettabile anche se va a vantaggio di meno di 100 produttori». Quindi, ha annunciato che «in tempi brevi» studierà la questione e ha minacciato «pesanti sanzioni» per l'Italia. Ma altre questioni restano in sospeso malgrado l'approvazione.
Diplomatici. L'altro ieri lo stesso Berlusconi ha garantito ai diplomatici che ci saranno modifiche al blocco dei loro stipendi e al taglio del 10% al budget della Farnesina.
Enti locali. Il governo ha assicurato che una soluzione sarà trovata con il federalismo fiscale, ma un accordo con le Regioni sembra ancora lontano.
Parchi. C'è la promessa del governo, e del ministro dell'Ambiente Prestigiacomo, di ripristinare i fondi tagliati agli enti parchi.
Sicurezza. Anche qui un ordine del giorno della Camera, accettato dal governo, prevede di escludere dal congelamento degli stipendi le indennità riconosciute alle forze armate.
Università. Il governo si è impegnato a recuperare «parte del taglio di 1,3 miliardi a carico dell'università».
di NUCCIO NATOLI
Notizia tratta da La Nazione