ROMA
LA CRESCITA passa anche per le dismissioni del patrimonio statale, le liberalizzazioni, il coinvolgimento dei capitali privati nelle opere pubbliche e la riforma degli ordini professionali.
«Il primo elenco di cespiti immobiliari da avviare a dismissione - ha annunciato Mario Monti nell'aula del Senato - sarà definito nei tempi previsti dalla legge di stabilità, cioè entro il 30 aprile 2012. La lettera d'intenti inviata alla Commissione europea prevede proventi di almeno 5 miliardi all'anno nel prossimo triennio». A tale scopo Monti ha spiegato che «verrà definito un calendario puntuale per i successivi passi del piano di dismissioni e di valorizzazione del patrimonio pubblico. Tuttavia è necessario volgere tutte le politiche pubbliche, a livello macroeconomico e microeconomico, a sostegno della crescita, sia pure nei limiti determinati dal vincolo di bilancio».
UN ALTRO PUNTO fondamentale per dare impulso all'attività economica è «l'aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture». Per il neo premier «gli incentivi fiscali stabiliti con legge di stabilità sono un primo passo, ma è anche necessario intervenire sulla regolamentazione del project financing, in modo da ridurre il rischio associato alle procedure amministrative. Occorre inoltre operare per raggiungere gli obiettivi fissati in sede europea con l'agenda digitale». Il premier ha inoltre indicato attraverso le liberalizzazioni, in cinque mosse, la ricetta per stimolare lo sviluppo: bisogna «affrontare le resistenze e le chiusure corporative» riducendo anche il peso degli oneri burocratici della pubblica amministrazione; serveabolire le tariffe minime e riordinare le professioni regolamentate, potenziare i poteri dell'Antitrust, ridurre i tempi della giustizia civile e completare la deregolamentazione dei servizi pubblici locali.
«Ora si inizia a lavorare», ha detto il superministro (Sviluppo economico e Infrastrutture) Corrado Passera, che aggiunge: «Cambierà tutto ciò che serve per lo sviluppo sostenibile e per creare posti di lavoro nel Paese».
LA POLITICA su questi punti approva. Non ne vuol sapere la Lega. Il capogruppo al Senato, Federico Bricolo, si è scagliato contro Monti: «Con la scusa delle liberalizzazioni svenderete le nostre aziende municipali a francesi e tedeschi?». Infine un piccolo giallo sul nucleare. Il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, si è prima lasciato scappare che «a certe condizioni è una opzione su cui bisognerebbe rifletterci molto», per poi rettificare in serata spiegando che non ha intenzione di «riaprire una questione già risolta in modo chiaro con il Referendum» anche perché «impegnato da anni nella promozione e nello sviluppo delle energie rinnovabili».
r.r.
notizie tratte da La Nazione