Beatrice Bertuccioli
ROMA
LE FIAMME Gialle l'avevano chiamata operazione ‘Acheronte', come il fiume che per i greci, e poi anche per Dante nella Divina Commedia, conduce agli inferi. Un nome scelto non a caso, perché nella casa di riposo Borea, di Sanremo, la vita per gli anziani ricoverati era un inferno, sottoposti, come erano, a violenze definite dagli stessi militari «inaudite». Ancora una bruttissima storia di abusi contro persone in molti casi inabili, ancora una casa di riposo trasformata in lager. E ieri la Guardia di Finanza di Sanremo ha eseguito sette ordinanze di custodia cautelare: sei persone sono state portate in carcere, mentre la presidente della casa di riposo, Rosalba Nasi, 58 anni, moglie del senatore del Pdl Gabriele Boscetto, è agli arresti domiciliari. E si parla anche di due morti sospette, risalenti agli anni 2005 e 2006.
LE INDAGINI sono iniziate nel giugno 2011. Attraverso migliaia di ore di intercettazioni ambientali e di filmati sono stati documentati gli abusi, le umiliazioni, gli insulti, le sopraffazioni ai danni degli anziani ospiti della struttura. Nonni e nonne legati, malmenati, insultati, denutriti, abbandonati in condizioni igieniche indecenti. Le immagini riprese, ha riferito la Guardia di Finanza, sono raccapriccianti e «hanno sconcertato e sbigottito» gli stessi militari. Ieri mattina, dunque, su ordine del gip Maria Grazia Leopardi, sono finite in carcere per maltrattamenti sei persone che lavoravano per la cooperativa Airone. Quattro sono operatori socio sanitari: Assunta Mecca, 52 anni, nata ad Avigliano (Potenza), ma residente a Taggia; Daniele Antonio Raschellà, 47 anni, nato a Ougree (Belgio), residente a Sanremo; Silvano Fagian, 53 anni, di Torino e residente a Taggia; Ihor Telpov, 50 anni, ucraino abitante a Taggia. Due sono infermiere: Elzbieta Ribakowska, 51 anni, polacca, residente a Sanremo e Cristina Ciobanu, 37 anni, rumena, residente a Sanremo. Arresti domiciliari, invece, per la presidente Rosalba Nasi, originaria di Mondovì, ma residente a Sanremo, accusata di non avere denunciato la grave situazione pur essendone a conoscenza.
Le due morti sospette risalgono ad alcuni anni fa. Si tratta di due donne: una morì per un ictus, dopo un ricovero in ospedale che si era reso necessario perché gravemente ferita alla testa, mentre per l'altra fu fatale l'ingestione di una massiccia dose di farmaci. «Oggi non è facile stabilire se le vittime fossero già in condizioni fisiche pregiudicate - ha detto il sostituto procuratore Maria Paola Marrali, titolare delle indagini - o se invece vi possa essere qualche nesso di causalità». Gli indagati sono in tutto quindici.
notizie tratte da La Nazione