Dice no alle richieste sessuali del proprietario e del caporeparto dell'azienda per la quale lavorava e così finisce in mezzo alla strada. Licenziata. La giovane donna, trevigiana di 25 anni, però non subisce in silenzio e, dopo essersi sdegnosamente opposta al ricatto sessuale, sceglie di denunciare l'imprenditore e il collega, rivolgendosi alla magistratura.
I carabinieri fanno scattare le indagini, poi perfezionate dal pm Francesca Torri. Il risultato? Il giudice Elena Rossi, ritenendo credibile l'impianto accusatorio, ha disposto il rinvio a giudizio dell'imprenditore e del caporeparto per violenza sessuale. Accusa che i due imputati, assistiti dagli avvocati Michele Barzan e Franco Palmiro Tosini, hanno sempre respinto con forza, proclamandosi vittime di una vendetta.
La squallida vicenda, se i fatti denunciati dalla ragazza troveranno conferma giudiziaria, avrebbe avuto inizio nella primavera scorsa. La crisi economica iniziava a farsi sentire pesantemente e l'azienda artigiana, che ha sede nell'area del Montello, in provincia di Treviso, iniziava a soffrire. Le commesse della Geox iniziavano a mancare e in azienda si cominciava a parlare di licenziamenti. «È in quelle settimane - denunciò la giovane - che titolare e capo reparto hanno iniziato a chiedermi di uscire o più esplicitamente di avere rapporti sessuali». Rifiuto. Le proposte indecenti si ripetono. «Io le ho respinte al mittente. Il risultato? Il licenziamento in tronco». Poi altre accuse. «In almeno tre occasioni il caporeparto ha allungato le mani». Classici episodi di "manomorta", accompagnati da esplicite richieste sessuali di entrambi, «altrimenti resterai senza lavoro».
«Le richieste sessuali - spiega l'avvocato Barzan che assiste il capo reparto - sono un'invenzione. L'operaia venne licenziata perché l'azienda era in crisi. Lo dimostra il fatto che la ditta è fallita. L'operaia fu tra le ultime a essere licenziata. Non ci sono stati abusi sessuali». Altrettanto netta la tesi difensiva dell'avvocato Tosini: «Non capisco di quale reato - esordisce - si sarebbe macchiato il titolare. Anche se avesse provato a corteggiare l'operaia con proposte indecenti, fatto non vero né mai avvenuto, ma rimanendo nei binari della correttezza un uomo non può finire alla sbarra per violenza sessuale».
Nel processo l'operaia non si è ancora costituita parte civile né ha chiesto risarcimenti del danno.
Il Mattino
(notizia tratta da www.saturnonotizie.it)