
Roberto Fiaccarini
RECANATI (Macerata)
«GLI HO URLATO di andarsene, ma non si fermavano davanti a niente. Così ho preso la pistola e ho sparato». Un colpo solo che ha centrato in pieno volto un bandito albanese, Marsel Myfatari di 27 anni, non lasciandogli scampo, e ha messo in fuga i suoi complici. Tutto in un attimo, al culmine dell'assalto a una villa di Recanati scattato alle 23 del giorno di Natale. Lì, in quella residenza isolata immersa nella campagna che unisce le province di Macerata e Ancona, c'è solo il proprietario, Stefano Terrucidoro, consulente finanziario di 61 anni. Sta guardando la tv nella dependance e inizialmente non si accorge di nulla. I malviventi (tre, forse quattro) arrivano dalla stradina sterrata che li porta dritti davanti al cancello della villa. In un attimo sono già nel cortile e con una mazza ferrata sfondano il vetro della portafinestra al primo piano. Cominciano a fare razzia di tutto ciò che trovano nelle stanze, senza però accontentarsi di rubare. Si accaniscono infatti contro mobili ed elettrodomestici, danneggiando tutto. Poi escono, cominciando a portare fuori parte della refurtiva, soprattutto quadri e preziosi, lasciandoli nei pressi del muretto che circonda la villa. E lì, già che ci sono, si sfogano anche su un'auto, sfondando il finestrino. Forse non vogliono nemmeno rubarla, ma distruggere ancora, senza freni, senza paura di niente.
E' A QUESTO punto, però, che la loro furia diventa la premessa della tragedia. Decidono infatti di prendere di mira anche la dependance, si piazzano di fronte alla finestra e tentano di aprirla. I loro rumori stavolta non si perdono nel vuoto della campagna: Stefano Terrucidoro è di fronte alla tv, sente tutto, capisce cosa sta accadendo e prende la sua Smith & Wesson, detenuta regolarmente. Urla più volte per cacciare i ladri, che nel frattempo hanno divelto la persiana. Poi decide di puntare l'arma contro la finestra e spara. Marsel Myfatari cade a terra, colpito in fronte, mentre i complici fuggono. Terrucidoro a questo punto esce, vede l'albanese a terra e chiama i soccorsi. Il giovane viene trasportato all'ospedale, dove muore poco prima delle 3. Nella villa arrivano i carabinieri e il sostituto procuratore Andrea De Feis. «Sono distrutto - dice il consulente aziendale -, non volevo uccidere, solo difendermi da quell'assalto». Ma intanto si ritrova indagato a piede libero. Dovrà pure lasciare Recanati, anche per il timore di ritorsioni, e andare a vivere altrove per un po'. Lontano dal suo Natale di sangue e terrore.
notizia tratta da La Nazione