L'APPELLO di Alessio è il più forte fra quello dei veri amici di Sarah: «Chiunque l'abbia rapita la lasci da qualche parte e poi se ne vada, non vogliamo sapere chi è e perché l'ha fatto, ma solo riavere il nostro scricciolo». Sarah Scazzi, 15 anni, manca ormai da una settimana e nel vicolo secondo di via Verdi, nel popoloso centro pugliese dove vivono settemila persone che si conoscono tutte, la famiglia teme sempre di più il peggio. Le ricerche vanno avanti senza interruzioni: perlustrate cave, pozzi, argini, corsi d'acqua, casolari abbandonati, anfratti della campagna. Ma di Sarah, di un qualche segno della sua presenza, nulla di nulla. Ai cani poliziotto sono stati fatti annusare indumenti che l'adolescente aveva indossato, ma nessuna traccia è venuta fuori. Com'è svanita la pista dell'«uomo coi baffetti dalla Punto nera»: i carabinieri hanno interrogato a lungo un trentunenne definito «strano», ma lo hanno completamente scagionato. E non ci sono al momento indagati.
A PROPOSITO degli amici di Sarah: hanno continuato a entrare e uscire dalla caserma, se la pista del rapimento di uno che conosceva bene la ragazzina si dimostrasse vera, forse qualcuno ha mentito. Di certo, nessuno ha sentito Sarah urlare, neppure la zia materna, che abita nei pressi della casa degli Scazzi. Se Sarah è salita sull'auto di un conoscente non aveva motivo per temere conseguenze, se fosse stata trascinata a bordo non si capisce perché non ce n'è traccia, magari una ciabattina infradito avrebbe potuto rompersi e rimanere sull'asfalto. Invece il mistero ha ingoiato tutto, la maglietta e i pantalocini rosa, lo zainetto nero col telo da mare, il cellulare e le cuffiette per ascoltare la musica. Solo il padre Giacomo continua a ripetere sempre più depresso e furente che la sua Sarah «l'hanno portata via di forza, ed è stata gente che non è di Avetrana», mentre la mamma va e viene dalla cameretta della figlia senza darsi pace e legge e rilegge i quaderni della figlia. Con quale citazione triste: «Essere allegri non vuol dire essere felici, spesso si ride e si scherza per dimenticare e si ha voglia di piangere». Ma piangere per chi? «Sarah era ancora ragazzina», dicono gli amici veri, non ha filarini, anche se le piaceva un coetaneo però già fidanzato. Semmai piangeva Devil '95, compagno di classe all'Alberghiero di Maruggio, e gliel'aveva scritto sul diario a Sarah: «Ti amo, perché non lo vuoi capire?». Sarah non aveva il computer, ma ben tre profili su Facebook. «Glieli tenevo io - dice Francesca, altra compagna di classe -, ma sono tre perché non ricordavo la password di due. Accettavo amicizie per lei, ma non ho mai chattato con nessuno a suo nome». Il mistero si infittisce. La speranza vacilla.
di RICCARDO JANNELLO
Notizia tratta da la Nazione