Migliorano le condizioni di salute della donna di 30 anni, L.S., e del figlio A., nato nel Policlinico della città siciliana in un clima di tensione in seguito a un violento diverbio finito tra due medici in sala parto.
La donna, alla quale è stato asportato l'utero a causa di una emoraggia interna, come spiega il prof. Domenico Granese, direttore dell'unità operativa di ostetricia e ginecologia del Policlinico, "è uscita dalla prognosi riservata e nei prossimi giorni sarà dimessa. Il piccolo invece ricoverato ancora in terapia intensiva ma respira autonomamente". La Procura intanto indaga sull'episodio e ha iscritto nel registro degli indagati i due ginecologi protagonisti della lite nella sala parto del Policlinico, e il responsabile dell'unita' operativa di ostetricia e ginecologia, il prof. Domenico Granese. Anche il policlinico ha aperto una inchiesta interna e sospeso i due medici.
IL MARITO - ‘'Del nostro ginecologo abbiamo piena fiducia. Quando si è reso conto che mia moglie stava male ha proposto di fare subito il cesareo, ma gli e' stato impedito. E' stato poi allontanato in malo modo dall'altro medico. Mia moglie e' stata lasciata sola in una stanza per oltre quaranta minuti, poi l'ostetrica si e' accorta di cio' che stava avvenendo''. Lo dice il marito della puerpera. ‘'Le divergenze possono accadere a tutti - aggiunge l'uomo - ma non in momenti particolari. Le condizioni di questa struttura sanitaria sono poco salubri, si deve fare chiarezza''.
L'uomo spiega che il figlio sta meglio, ‘'spero si riprenda presto''. ‘'Mia moglie e' depressa - aggiunge - Prego tutti, anche i conoscenti di non venire in ospedale, abbiamo bisogno in questo momento di stare tranquilli. Ho fiducia nelle forze dell'ordine e nella magistratura, sono sicuro che si fara' luce sul caso e forse su altri casi analoghi. C'e' molto buio e poca chiarezza in questa struttura''.
‘'Probabilmente al nord un episodio del genere non sarebbe accaduto, anche se e' chiaro che fatti di malasanita' avvengono dappertutto. Ci sono delle responsabilita' - continua - e si devono appurare. Ancora insistono che c'e qualche patologia strana che avrebbe avuto mia moglie in gravidanza. Conosco mia moglie, e' sempre stata bene, ha avuto solo un intervento di appendicite tre anni fa e non ha avuto mai nessun tipo di problema. Tutti gli esami fino a una settimana fa erano a posto. Non so se realmente la causa è stata la lite che comunque ha provocato un ritardo. Puo' essere anche che il gel che le hanno messo le abbia provocato qualche intolleranza''
IL PRIMARIO - ‘'I due medici hanno litigato perché il collega più giovane non ha avvertito quello piu' anziano facendo l'induzione al travaglio di parto. Poi uno ha spinto l'altro e hanno litigato''. Lo conferma il prof. Domenico Granese, direttore dell'unita' operativa di ostetricia e ginecologia del Policlinico di Messina.
‘'Sono state comunque due teste calde - aggiunge Granese - quello che e' accaduto e' inammissibile. Devo pero' dire che sono due ottimi professionisti, molto stimati da tutti. Il fatto comunque e' accaduto nella pre-sala parto e non nella sala parto. Litigi ne avvengono spesso, tra i due c'era qualche ruggine, ma non doveva succedere in quel momento''.
‘'Ogni volta che avviene qualcosa di negativo in campo in medico soprattutto al Sud si tende a dare subito una versione completamente ingigantita e distorta dei fatti. Ribadisco - aggiunge Granese - che il litigio non e' stato la causa delle problematiche che ha subito la donna, che e' stata assistita subito. I tempi sono stati rispettati, se vediamo l'esame che noi facciamo per registrare la contrazione fetale e materna notiamo i primi problemi alle 8,20 e l'intervento di cesareo e' iniziato alle 8,40 e di questo ci sono le registrazioni scritte''.
Per Granese ‘'entrambi i medici che hanno avuto la lite inoltre hanno chiamato in tempo l'anestesista che e' arrivato subito''. ‘'Il litigio dunque - assicura - non ha ritardato, minimamente l'inizio del taglio cesareo. Altri due colleghi hanno poi subito effettuato l'intervento. E' vero quello che dice il padre che la donna stava bene e il tracciato il giorno prima era a posto, ma poi il tracciato si è modificato dopo che è stata fatta l'induzione al travaglio di parto che si fa nelle donne che hanno superato la quarantesima settimana. Si mette del gel che pero' certe volte puo' modificare il tracciato. A quel punto la donna si doveva per forza operare''.
LE INDAGINI - Sono cinque in tutto gli avvisi di garanzia. La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati i due ginecologi protagonisti della lite nella sala parto del Policlinico, e il responsabile dell'unità operativa di ostetricia e ginecologia, il prof. Domenico Granese. Domani anche il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, si recherà a Messina. "Sebbene ancora non ci siano riscontri oggettivi al racconto fornito dall'uomo - fanno sapere i militari dell'Arma incaricati delle indagini - stiamo cercando di capire se effettivamente la lite tra i due sanitari sia direttamente connessa con le complicazioni e i danni subiti dalla moglie e dal bambino".I carabinieri hanno acquisito la cartella clinica della donna e altri documenti, e interrogano medici e personale sanitario del reparto di ginecologia e ostetricia.
INCHIESTE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE E DELLA REGIONE - A Messina arrivano i Nas. Ad annunciarlo il senatore del Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale.
"Ho chiesto subito ai Nas di aprire una istruttoria - ha detto Marino - in genere con la Commissione affrontiamo temi di carattere generale, ma in questo caso ci troviamo di fronte a un fatto eclatante". "Prima di tutto - prosegue Marino - perché è mancata l'assistenza a una mamma e a un neonato. Poi, quando si entra in sala operatoria un chirurgo deve mettere da parte tutto. Chi non è in grado di farlo non deve esercitare. L'Ordine deve prendere una posizione".
"Sono contento che madre e figlio si sentano meglio - ha poi concluso - E' doveroso e urgente capire cosa è successo".
L'assessore regionale siciliano alla Salute, Massimo Russo, ha disposto una verifica per accertare quanto accaduto. Intanto i due medici ‘litiganti' sono stati sospesi dal Policlinico di Messina.
"Di certo non si tratta di un caso di malasanità - spiega l'assessore Russo - Non si sono verificati problemi di organizzazione bensì siamo in presenza di comportamenti etici e professionali decisamente discutibili. Saremo inflessibili e in caso di accertata responsabilità prenderemo gli opportuni provvedimenti". Poi, l'assessore esprime la propria solidarieta' ai familiari coinvolti "in questa assurda storia. Purtroppo, questa vicenda, arreca grave danno all'immagine di un sistema sanitario che stiamo riorganizzando secondo un percorso virtuoso che ha gia' dato molto frutti positivi".
Notizia tratta da La Nazione