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Notizie Nazionali - Cronaca (03/08/2010)

«Lascia stare quella ragazzina» Tredicenne ucciso a coltellate

Catania, il baby-killer ha 16 anni. «Ho fatto una fesseria»

- BRONTE (Catania) -
«HO FATTO una fesseria». Come se accoltellare a morte un ragazzino di 13 anni si possa considerare solo «una fesseria». Eppure è quello che un assassino di 16 anni ha sussurrato al piantone della caserma dei carabinieri andando a costituirsi: poco prima aveva ucciso un altro ragazzino per quella che gli adulti chiamerebbero «una questione di donne».
Tutto è cominciato qualche giorno fa: due coetanei, tra i quali c'è Matteo, si affrontano per una ragazzina che piace a entrambi. I toni si alzano, forse volano anche un paio di spinte e qualche ceffone. L'avversario di Matteo ha la peggio, ma non ci sta a farsi da parte e, anzi, decide di lavare l'onta chiedendo aiuto a un ragazzo più grande, il classico bullo della cittadina. Ha 16 anni, è figlio di un pregiudicato attualmente in galera per «reati gravi». Insomma, è la persona giusta per difendere l'onore macchiato. Matteo Galati viene convocato per un secondo «chiarimento» e si presenta puntuale all'appuntamento. Non arretra, nemmeno quando vede spuntare dalla tasca del sedicenne un coltello a scatto con una lama di 5 centimetri. Ma il bullo non si limita a minacciare e passa ai fatti: Matteo viene colpito almeno tre volte, una delle quali all'addome. Interviene un altro ragazzino di 13 anni, amico di Matteo. Cerca di fermare la lama, ma viene colpito alla mano: recisi i tendini.

INTANTO, la giovane vittima riesce a salire la rampa di scala che lo porta in piazza a Bronte, dove viene soccorso. Inutile la corsa all'ospedale: Matteo muore dissanguato. Il baby-assassino fugge, ma per poco: quando suona alla caserma dei carabinieri racconta tutto al piantone, tanta è la necessità di levarsi quell'orrendo peso dal cuore. «Ho fatto una fesseria, non volevo», ammette piangendo e poi si sente male. E' stata arrestato per omicidio e tentato omicidio e ora è rinchiuso in un centro di prima accoglienza di Catania. L'altro tredicenne ferito è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico: rischia di perdere l'uso della mano.

«SEI ANDATO per fare bene e adesso non ci sei più», è il disarmante commento lasciato da un amico sul profilo Facebook di Matteo. Ma le lacrime non sono solo virtuali: accanto alla macchia di sangue, nella piazza di Bronte, sono comparsi fiori e ragazzi che si ritrovano a piangere assieme, come per aiutarsi a trovare un senso a una tragedia così insondabile. Il sindaco ha già proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali e chi lo conosceva, lo descrive come un ragazzino «dal carattere d'oro, educato e studioso: era amico di tutti, aveva un'attitudine per mettere pace tra le persone. Forse era troppo buono».
Il padre di Matteo è attonito: «Non capisco come sia successo. Ero a letto, mi hanno chiamato al telefono e ho capito subito che era successo qualcosa di grave. Mio figlio era un ragazzo tranquillo - continua a ripetere, con lo sguardo perso nel vuoto -, era appena stato promosso in terza media e come premio mi aveva chiesto la Playstation». E invece è morto per una «fesseria».
Erica Zambonelli
notizia tratta da La Nazione

 

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