I PRIMI disturbi sono insorti nel 2009, disturbi di natura neurologica che sono andati sempre più aggravandosi e per i quali una donna livornese di 42 anni aveva scelto di farsi curare all'Istituto neurologico ‘Besta' di Milano. Una struttura all'avanguardia dove la diagnosi è stata spietata: sindrome di Creutzfeldt-Jakob, il cosiddetto morbo della ‘mucca pazza'. Il secondo caso in Italia, il primo colpì una donna siciliana nel 2003. Una malattia per la quale, ad oggi, nonostante i progressi della scienza, non esistono cure e per la quale si ha la certezza della diagnosi purtroppo soltanto con l'autopsia. Nell'ottobre del 2009, il caso della quarantenne livornese era stato segnalato dal Ministero della Salute come «probabile variante della malattia di Cjd». Al ‘Besta' di Milano la donna è stata sottoposta alle terapie per tentare di arrestare la malattia. Terapie che purtroppo non hanno avuto gli effetti sperati. La malattia è andata avanti inesorabilmente. Senza lasciarle scampo.
La paziente nel fine settimana è stata trasferita a Livorno. Le sue condizioni sono molto gravi: la donna non è in grado di riconoscere i familiari. Il marito, vigile del fuoco, si divide tra l'assistenza alla moglie e la loro unica figlia. La donna è seguita dal personale sanitario dell'hospice delle cure palliative, in prima persona dal primario suor Costanza Galli. «È una famiglia molto presente - dice la Galli - che accompagna la propria congiunta con grande dignità nell'ultimo viaggio. La loro scelta è stata proprio quella di vivere nella massima riservatezza l'ultimo pezzo di vita di questa signora».
SONO in molti comunque, tra amici e parenti, che ogni giorno, da venerdì, vanno in reparto per andare a salutarla, anche se lei è totalmente incosciente. «Ma è impossibile stabilire se non riesca a comunicare con loro in qualche modo - spiega la suora-primario - o se invece non sia sufficiente, per lei, un battito di ciglia, o un segno quasi impercettibile ai nostri occhi, per riuscire a comunicare qualcosa al marito, magari riferita alla loro unica figlia, una splendida bimba di appena 4 anni». Costanza Galli conferma che la paziente non ha alcuna speranza di guarigione. Tornando alla malattia, il dottor Spartaco Sani, primario del reparto di Malattie infettive della città labronica, dice: «Non si deve assolutamente parlare di un ritorno di mucca pazza: si tratta di un caso del tutto sporadico. La malattia in Italia è pressoché inesistente». Secondo Fabrizio Tagliavini, il neurologo dle ‘Besta' che ha diagnosticato la malattia alla paziente livornese, è impossibile risalire alle circostanze precise in cui la donna ha contratto la malattia, ma una cosa è certa: «Il contagio risale alla seconda metà degli anni ‘90, presumibilmente intorno al 1997-98».
di MARIA NUDI
Notizia tratta da La Nazione